Social media

Web, social media e medicina: un’alleanza utile è possibile

Sono sempre di più le persone che si affidano alla rete e ai social media per la ricerca di informazioni mediche e sanitarie. Come si può fare, quindi, perché vengano divulgate informazioni corrette e non dannose?

Sono sempre di più gli italiani che ricercano sul web e sui social media informazioni su salute, cure e patologie. Per l’esattezza, secondo un’indagine coordinata da Gfk Eurisko, ben 11,5 milioni e cioè il 42% degli adulti. Inoltre, i social media si collocano in terza posizione, dopo medico di famiglia e specialista, come fonte più usata per ricerche riguardanti la salute.

Secondo un’indagine del Censis di settembre 2016, due italiani su tre usano Facebook e il 47% usa YouTube: questo ha spinto molte organizzazioni, tra le quali l’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità) e lo stesso ministero della Salute, a ritenere che l’informazione medica e sanitaria debba passare anche attraverso i social. Canali digitaliI nodi del problema sono due: i social sono un mezzo adeguato per questo tipo di informazione e comunicazione? Se sì, in che modo va organizzata?

Per come sono strutturati, gli utenti dei social media sono vittime del confirmation bias, quel meccanismo in base al quale siamo portati a leggere e a credere a quei post o a quei tweet che confermano le nostre convinzioni già consolidate. Da qui, il passo a teorie complottiste è breve, e cercare di convincere razionalmente chi ci crede è risultato impossibile.

Pertanto, la comunicazione attraverso i social media deve avere come target principale coloro che ancora non hanno un’idea precisa sulla sanità, fornendo dati scientificamente inattaccabili, supportati da fonti. In questo modo sarà possibile che gli utenti stessi si facciano promotori di un messaggio corretto.

Un altro punto della questione è che il numero di Aziende sanitarie locali (Asst) presente in rete è ancora molto basso. Il Dipartimento PolComIng dell’Università di Sassari ha infatti stimato che solo il 53% delle Asst è presente su almeno una piattaforma di social media, con una certa preferenza per YouTube (usato da circa il 50% delle strutture che usano i social media). Se nel corso degli ultimi due anni la crescita è stata costante (nel 2013 erano il 36% di quelle italiane), i canali di social media sono però spesso rivolti agli addetti ai lavori e utilizzati come una finestra per promuovere servizi sanitari o informazioni “amministrative” (comunicati stampa, circolari, bandi). Sono poco usati per la promozione della salute e la prevenzione delle malattie.

A livello internazionale, però, non sono poche le organizzazioni presenti sui social media, anche con più account ciascuno, in modo da dedicarne ognuno a un target ben preciso (medici, ricercatori, pazienti ecc). Solo per citarne alcuni tra i più autorevoli: l’OMS, il Cdc di Atlanta, il National Cancer Institute.

Non bisogna tralasciare il fatto che iniziano ad apparire in letteratura evidenze scientifiche che dimostrano come i social media siano più efficaci rispetto a metodi più tradizionali nel modificare gli stili di vita delle persone e nel prevenire le malattie non trasmissibili, quelle cioè causate da stili di vita non salutari. Per fare alcuni esempi: studi randomizzati dimostrano come la divulgazione di messaggi motivazionali contribuisca a ridurre il numero di fumatori e il numero di sigarette consumate, mentre altri dimostrano come Facebook abbia contribuito negli Stati Uniti ad aumentare il numero di donazioni di organi, oppure, parlando di Twitter, come possa aiutare a perdere maggiormente peso tra gli utenti che lo usano rispetto a coloro che non lo usano.

Da dove cominciare allora questo progetto social per la comunicazione della salute? Dalla riorganizzazione della comunicazione istituzionale, le cui funzioni sono oggi disperse tra vari uffici (ufficio stampa, promozione della salute, gestione sito web, direzione, ecc.). In questo processo, ci sono cinque considerazioni che è bene ricordare:

  1. Fare informazione di qualità attraverso i propri siti web: che sia più puntuale, costante e sostenuta da argomentazioni scientifiche solide. Bisogna essere pronti a fornire risposte alle domande che arrivano dalla rete.
  2. Diffondere i contenuti disponibili sui siti web facendo attenzione al linguaggio utilizzato (il 50% degli italiani soffre di analfabetismo funzionale e pertanto occorre usare metodologie di comunicazione diversificate); tipologia di media (e social media) da impiegare, che occorre scegliere in funzione del target che si desidera raggiungere e del messaggio che si intende trasmettere.
  3. Abituarsi ad “ascoltare” la rete e i social media per conoscere il pensiero dei cittadini.
  4. Capire le esigenze della rete e dei social media attraverso l’analisi dei dati e la ricerca di possibili bufale, prima che queste diventino troppo grandi da gestire, e adottare immediatamente “interventi informativi” con lo scopo di smontarle.
  5. Per poter essere in grado di scrivere sul web e sui social media di salute e medicina, occorre avere la professionalità necessaria.

Fonte: https://www.agendadigitale.eu/sanita/come-web-e-social-media-possono-aiutare-la-medicina-gli-esempi/.