24/03/2015

Ma gli influencer fanno advocacy o marketing?

Blog brandizzati da aziende farmaceutiche che, grazie ad un posizionamento ‘dopato’, risultano influenti nel settore, hanno in realtà assai meno capacità di influenzarci su temi attinenti la nostra salute di quanto non abbia l’anonimo amico su Facebook che ci dà consigli (almeno apparentemente) disinteressati ed adeguatamente informati.

post_UsingInfluencersI social media influencer sono persone che, come i giornalisti nell’era pre-social, hanno la capacità di influenzare l’opinione che le persone si formano su un dato tema o prodotto. Possono esercitare questa influenza in modalità diverse. Nel fashion più che informazione si fa tendenza, promuovendo stili e costumi che, per il solo fatto di essere pompati da una blogger ritenuta autorevole in fatto di moda, appaiono ‘desiderabili’.

In altri ambiti, come la salute, l’influencer non fa tendenza ma non fa nemmeno solo informazione: fa advocacy, conversando. E questa advocacy deve essere autorevole, credibile, trasparente. Deve, soprattutto, risultare spontanea.

Tra blogger e follower si instaura un rapporto di prossimità che rispecchia la contiguità virtuale che ciascuno di noi perpecisce nell’ambito della cerchia dei propri contatti. Su Facebook, ad esempio, si interrogano gli amici rispetto alla terapia proposta per una data patologia, o si chiede consiglio su una struttura sanitaria o uno specialista. Si chiedono pareri, insomma, a persone che non si reputano competenti ma si considerano disinteressati, come gli amici nel mondo reale.

Blog.influenceexplainedSempre più aziende, e negli ambiti più disparati, hanno quindi cominciato a coinvolgere personaggi ritenuti influenti sui social; persone cioé in grado di influenzare una platea di persona coerente con il proprio target. Questa strategia, tuttavia, rischia di frantumarsi sulla mancanza di spontaneità dell’engagement, quando cioé l’attività dell’influencer appare ai follower motivata più da ragioni di marketing che di advocacy. Markette, insomma.

Nell’healthcare, dove la comunicazione digitale è arrivata in ritardo, il fenomeno del blogger engagement rischia anch’esso di deflagrare a scoppio ritardato, quando cioé negli ambiti più avanzati della comunicazione – e persino la politica lo è rispetto all’healthcare – si sono compresi i rischi dell’engagement ‘spintonato’.

images-1Blog brandizzati da aziende farmaceutiche che, grazie ad un posizionamento ‘dopato’, risultano influenti nel settore, hanno in realtà assai meno capacità di influenzarci su temi attinenti la nostra salute di quanto non abbia l’anonimo amico su Facebook che ci dà consigli (almeno apparentemente) disinteressati ed adeguatamente informati.

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