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La riforma UE del Copyright: una mazzata per i social

La riforma europea del Copyright, presentata dall’ormai in scadenza commissario UE al Digitale, rischia di rendere illegali otto operazioni che compiamo tutti i giorni.

Il commissario UE al Digitale, Günther Oettinger, lascerà a breve l’incarico, ma prima ha presentato proposta di riforma del Copyright nell’Unione Europea che, se passasse, renderebbe illegali alcune operazioni che tutti noi facciamo normalmente ogni giorno, senza pensarci, come un comportamento ormai più che consolidato.

Per esempio:no-social-media

 

  1. Condividere frammenti di notizie (anche risalenti a 20 anni fa): infatti condividere anche solo frammenti di articoli e di notizie, ad esempio su un blog, senza una licenza da parte dell’editore, rappresenterà una violazione della nuova riforma del copyright, fino a 20 anni dopo la pubblicazione dell’articolo.
  2. Twittare il titolo creativo di una notizia: se non si ottiene una licenza dall’editore, twittare anche solo tre parole rappresenterebbe una violazione dell’estensione del diritto d’autore per gli editori.
  3. Condividere un articolo o il post di un blog sui social media: L’anteprima dell’immagine e il frammento di testo che Facebook, Twitter, Reddit e altri servizi generano automaticamente quando si condivide un link sarebbero soggetti a licenza, se il collegamento rimanda a una “press publication”. Quindi se Facebook e Twitter non vogliono pagare per i collegamenti, dovranno disattivare questa funzione rendendo la propria interfaccia decisamente meno user-friendly. Per non dire inutile.
  4. Appuntare una foto in una lista on-line: Verrebbero colpiti i servizi come Pinterest, che permettono di prendere le immagini dalle pagine web e salvarle in modo organizzato, copiando e ripubblicando il titolo, l’immagine e un frammento di testo della pagina in cui si è trovata l’immagine; questo rappresenterà una violazione dell’estensione del diritto d’autore per gli editori, se passerà la riforma.
  5. Indicizzazione del web da parte dei motori di ricerca: per permettere agli utenti di fare ricerche sul web, un motore di ricerca deve prima setacciare tutti i siti utilizzando un robot e creare un database in cui vengono trovati i contenuti richiesti. Per svolgere questa funzione, quel database deve includere copie di materiale coperto da copyright. La proposta di legge rischia duque di mettere fuori legge il processo di copia delle “press publications” in mancanza di una licenza da parte degli editori.
  6. Permettere condivisioni non monitorate come su GitHub: l’obbligo di eseguire l’analisi di tutti i file caricati per verificare eventuali violazioni del copyright si applica a ogni tipo di servizio che ospita una grande quantità di “opere”, non solo fotografie. Non essendo previste eccezioni, GitHub, un servizio di hosting per progetti software, dovrebbe comunque mettere in atto la tecnologia di filtraggio per affrontare quello che in realtà è un problema inesistente.
  7. Accettare caricamenti non monitorati come su Wikipedia: secondo la riforma, se si consente l’accesso a grandi quantità di opere caricate direttamente dagli utenti, sarà necessario “impedire la disponibilità dei lavori coperti da diritti”.

In buona sostanza, anche questo post che state per finire di leggere sarebbe molto probabilmente “illegale” se passasse la riforma di Oettinger. A meno di non aver avuto l’autorizzazione a pubblicare questo contenuto da parte dell’editore della testata da cui lo abbiamo preso.