Social Media Management

Instagram, influencers e pubblicità: verso maggiore trasparenza

Il nuovo tag “Paid Partnership With” renderà gli utenti maggiormente consapevoli di ciò che stanno guardando e consentirà alle aziende di poter accedere direttamente agli insights dei post su cui hanno investito.

Instagram ha da pochi giorni annunciato che nelle prossime settimane i post e le stories avranno un nuovo sub-header, una sorta di “etichetta”, che punta a rendere più trasparenti le relazioni commerciali.
É lo stesso social media, nella sua comunicazione ufficiale, ad affermare:

“Partnerships between community creators and businesses are an important part of the Instagram experience, and a healthy community should be open and consistent about paid partnerships”

E d’altronde, già dal wording, il nuovo tag che verrà visualizzato dagli utenti non poteva essere più chiaro: “Paid Partnership With”. L’obiettivo, evidente, è quello di palesare le collaborazioni economico-commerciali che esistono tra i creatori di contenuti, vale a dire influencers ed editori, e le aziende.

instagram influencer

Si tratta di una piccola rivoluzione per il social media, che a giugno ha raggiunto i 250 milioni di utenti giornalieri su stories, facendo tremare Snapchat, che le stories le ha inventate. Precisamente, colmando un vuoto che si era creato negli ultimi anni, si consente agli utenti di venire finalmente a conoscenza in maniera formale, chiara e semplice, delle reali strategie commerciali di un post. Un’ indicazione che – arginando l’ “unlabelled advertising”, vale a dire il fenomeno tipico sui social della pubblicità nascosta – potrebbe cambiare la percezione degli utenti rispetto a quello che stanno vedendo. Per citare un interessante valutazione fatta su Vanity Fair, si tratta di “una segnalazione minima agli utenti sul fatto che ciò che stanno vedendo non lo stanno vedendo perché al vip in questione piaccia necessariamente quel brand. Ma perché è stato pagato. Proprio come per una campagna pubblicitaria tradizionale”. Finora, infatti, in tema di sponsorizzazioni la regola è stata l’assenza di regole. Citando ancora Vanity Fair, ne è risultato un “Far West” in cui prodotti e servizi sono stati di norma inseriti negli scatti in modo evidentemente (ma non ufficialmente) promozionale o fatti passare come oggetto di uso quotidiano dall’influencer di turno.

Ma le novità sono anche sul fronte delle aziende: queste, diversamente da quanto avvenuto finora, quando viene utilizzato il tag “Paid Partnership With”, avranno accesso a una serie di insights, vale a dire informazioni e statistiche, riguardanti il coinvolgimento creato da quel contenuto. Sempre per citare la comunicazione ufficiale dello stesso social network:

“The new tool will allow a creator to quickly tag the business they have a relationship with. [] When the tool is used, both the creator and business partner will have access to Insights for that post, making it easier to share how followers are engaging with these posts”

Ultima nota: se in Italia l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sembra non essersi ancora occupata del tema, in America e UK, prima la Federal Trade Commission e, più recentemente, la Competition and Markets Authority hanno già iniziato ad affrontare la questione.
E’ degli scorsi giorni, invece, l’approvazione a Montecitorio di un ordine del giorno, a firma di Sergio Boccadutri, presentato a margine della legge annuale sulla Concorrenza e su sollecitazione dell’Unione Nazionale dei Consumatori, con cui si chiede al Governo di valutare l’opportunità di regolare con legge l’attività dei web influencers, con l’obiettivo di permettere ai consumatori “di identificare in modo univoco quali interventi realizzati all’interno della rete internet costituiscano sponsorizzazione”.

American Chamber of Commerce in Italy