Comunicato Stampa
 
 

Comunicato Stampa

RIP e Medico di medicina generale: la Rete per l’Incontinenza Piemontese punto di riferimento per i medici e i loro pazienti

Si è svolto in Regione un incontro organizzato dalla Rete dei Centri Incontinenza del Piemonte (RIP) con la collaborazione della Fondazione italiana continenza a cui tale rete afferisce a livello nazionale. L’incontro è stato finalizzato al coinvolgimento dei medici di famiglia nel lavoro della Rete a favore delle persone che soffrono di incontinenza. Così il Piemonte, che è già un esempio di eccellenza per la gestione dei presidi e per la creazione  della prima Rete in Italia di Centri per la prevenzione, diagnosi e cura dell’Incontinenza Urinaria, fa un altro passo verso il cittadino.

 

Torino, 15 febbraio 2013 – Il medico di medicina generale è il punto di riferimento per il paziente, che si può rivolgere a lui, come primo referente, per segnalare i disturbi legati all’incontinenza urinaria. Per questo nei giorni scorsi si è svolto a Torino, nella sala multimediale della Regione Piemonte, l’incontro: “La Rete per l’Incontinenza e il Medico di Medicina Generale”, che ha messo a confronto i referenti dei Centri della Rete Piemontese e la Commissione regionale per l’Incontinenza con i direttori dei distretti e con i referenti dei medici di medicina generale per parlare delle analisi di screening necessarie, degli ausili e della loro prescrizione, delle soluzioni terapeutiche per l’uomo e per la donna.  

La Rete Piemontese per l’Incontinenza, nata nel 2006 in Regione Piemonte con il coordinamento della Fondazione italiana continenza è costituita da centri specialistici per la prevenzione, la diagnosi e la cura dell’incontinenza urinaria ed è articolata su tre livelli, per garantire la presa in carico clinica globale delle persone affette da questa patologia così altamente invalidante ed assicurare, anche per i casi più complessi, l’adeguata terapia di tipo conservativo e chirurgico.

Il primo livello è costituito dai 19 «centri ambulatoriali multispecialistici per l’incontinenza urinaria» al cui interno operano contemporaneamente diversi specialisti del settore (urologo, fisiatra, ginecologo, infermiere professionale, fisioterapista) per la gestione diagnostica e terapeutica dei casi meno complessi.

I 24 centri di secondo livello invece sono rappresentati da reparti di urologia, ginecologia e fisiatria individuati per la loro specifica competenza in ambito di incontinenza e costituiscono punti di riferimento monospecialistico per il trattamento dei casi più complessi.

Il centro di terzo livello, situato presso l’Unità Operativa di Neuro-Urologia e Unità Spinale dell’Azienda Ospedaliera Città della Salute e della Scienza di Torino, svolge un’attività ad alta specializzazione indirizzata a pazienti con problematiche di particolare complessità, quali quelli neurologici e con disfunzioni secondarie a lesione midollare (para e tetraplegici) e ricopre funzioni di coordinamento di tutta la rete.

L’incidenza dell’incontinenza urinaria cresce all’aumentare dell’età ed è più alta nel sesso femminile. La prevalenza nel contesto della popolazione femminile, indipendentemente dall’età, è di circa il 20% (quasi una donna su 4); tale percentuale cresce con l’età sino a superare il 50% nella popolazione anziana, in particolare nelle residenze assistite e nelle case di riposo, dove raggiunge anche il 70% sia per le donne che per i maschi.

“Secondo quanto emerso dalla ricerca di Fondazione Italiana continenza e Fondazione Istud dello scorso anno – spiega il prof. Roberto Carone, presidente della Fondazione italiana continenza, Urologo, direttore della struttura Complessa di Neuro-Urologia e del Dipartimento delle Mielolesioni – Azienda Ospedaliera Città della Salute e della Scienza di Torino – la diagnosi di incontinenza urinaria risulta per lo più formulata congiuntamente dal medico di medicina generale e dallo specialista e per un terzo dei casi dal solo specialista (urologo, ginecologo e geriatra). I medici di medicina generale intervengono autonomamente nel formulare la diagnosi solo nel 16% dei casi. Per contro la prescrizione degli ausili viene determinata dal solo medico di base in una grande percentuale di casi. Comunque si riscontra una notevole variabilità all’interno delle Regioni e dei territori esaminati. La Regione Piemonte rappresenta un modello di riferimento anche per le altre regioni sia per la gestione e la distribuzione dei presidi per l’incontinenza, sia per la Rete Integrata dei Centri distribuiti in tutto il territorio regionale”.

“L’incontro di venerdì in Regione ci ha permesso di avere un contatto più diretto e un confronto con i medici di medicina generale e con i direttori di distretto – spiega la dott.ssa Antonella Biroli, Fisiatra, Ospedale S. Giovanni Bosco di Torino–. Abbiamo anche avuto la disponibilità del Tribunale dei diritti del malato a far conoscere la Rete per l’Incontinenza a livello regionale: un segnale positivo per estendere la rete in tutta Italia e dare nuove possibilità di cura a chi soffre di questo disturbo”. La dott.ssa Luisella Squintone, urologa della struttura complessa di Neuro-Urologia di Torino e coordinatrice della Rete Piemontese, ha concluso l’incontro affermando che “tale riunione costituisce un primo gradino nel processo di collaborazione che deve instaurarsi tra i medici di famiglia e i Centri specialistici e si augura che la collaborazione con l’Assessorato regionale alla Sanità possa continuare anche su tale versante”.

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