Comunicato Stampa
 
 

Comunicato Stampa

52° Congresso Nazionale SIR – Fibromialgia: non solo farmaci

In fase di studio nuove terapie farmacologiche, ma anche approcci di tipo multidisciplinare

 

Rimini, 26 novembre 2015 – Il dolore è un sintomo molto importante in reumatologia, che deve essere sempre tenuto in grande considerazione, dal momento che la maggior parte dei pazienti che accedono a un ambulatorio di reumatologia ha un problema di dolore articolare, extra articolare o diffuso.

Esistono diverse tipologie di dolore, a seconda delle cause scatenanti: c’è quello nocicettivo, periferico, che può derivare da un trauma o da malattie infiammatorie come l’artrite reumatoide o l’artrosi, oppure un dolore di tipo neuropatico che interessa le strutture del sistema nervoso centrale o periferico, o un dolore di tipo algo-disfunzionale o da sensibilizzazione centrale, come nel caso della fibromialgia, in cui il meccanismo che genera la sintomatologia dolorosa è legato a un’alterata soglia della percezione di stimoli periferici.

E alla fibromialgia, forma comune di dolore muscolo scheletrico diffuso e di affaticamento che colpisce circa 2 milioni di Italiani, è stata dedicata molta attenzione durante il 52° Congresso della Società Italiana di Reumatologia in corso a Rimini fino al 28 novembre, soprattutto alla luce delle nuove strategie terapeutiche disponibili o ancora in fase sperimentale.

Gli attuali trattamenti disponibili per la fibromialgia permettono solo parzialmente di controllare il dolore e gli altri sintomi associati. Pertanto la ricerca medica sta cercando di individuare nuove soluzioni farmacologiche e non-farmacologiche, che consentiranno nei prossimi anni di arricchire l’armamentario terapeutico.

“Quando trattiamo un tipo di dolore da sensibilizzazione centrale, non sempre i risultati risultano soddisfacenti – dichiara il Professor Pier Carlo Sarzi Puttini,  Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Reumatologia presso l’Azienda Ospedaliera Polo Universitario L. Sacco di Milano – Questo implica che la ricerca deve proseguire per individuare nuove soluzioni terapeutiche. Quello della fibromialgia rappresenta, infatti, per noi reumatologi, un modello assai complesso nella gestione del dolore, perché riguarda il sistema nervoso centrale. E’, quindi, più difficile da curare, meno responsivo ai trattamenti e, di conseguenza, più soggetto al rischio di prescrizioni inappropriate”.

 “In alcuni casi, poi, – continua Sarzi Puttini – ci troviamo di fronte alla coesistenza della fibromialgia con altre patologie reumatiche come, ad esempio, l’artrite reumatoide o l’artrosi della colonna, che generano un’amplificazione della percezione del dolore, richiedendo approcci terapeutici differenziati. Questo, infatti, comporta che per un tipo di malattia come l’artrosi, si dovrebbero prescrivere analgesici o antinfiammatori non steroidei ma, per la fibromialgia, andrebbero assunti farmaci che agiscono sulle vie centrali del dolore”.

Attualmente per il trattamento della fibromialgia – continua Sarzi Puttini – abbiamo a disposizione diverse soluzioni, che agiscono all’interno della “catena del dolore” sulla via serotoninergica o noradrenergica, che comprendono anche farmaci antidepressivi, anticonvulsivanti, oppioidi, che una volta usavamo con grande difficoltà e diffidenza, ma che ora abbiamo imparato ad utilizzare al meglio.”

Le novità più interessanti attese nei prossimi anni per il trattamento della fibromialgia sono: TD-9855, farmaco sperimentale, inibitore della ricaptazione della noradrenalina e serotonina (NSRI) la cui penetrazione e maggiore selettività nel sistema nervoso centrale per i trasportatori della noradrenalina e della serotonina, è stata confermata in uno studio di Fase I e i cui risultati hanno mostrato una buona tollerabilità con un profilo farmacocinetico e una lunga emivita di circa 35 ore, permettendo un’unica somministrazione quotidiana.

“Tra i farmaci anti-epilettici, grande attenzione è puntata sul mirogabalin (DS-5565) – aggiunge Sarzi-Puttini –  un potente antagonista della subunità α2δ-1 dei canali del calcio voltaggio-sensibili. I primi studi condotti nel dolore neuropatico diabetico e nella nevralgia post-erpetica, hanno dimostrato un’efficacia paragonabile a quella del gabapentin e del pregabalin, ma a dosaggi inferiori. Ora sono in corso due trial clinici di Fase III per testare l’efficacia del mirogabalin anche nella fibromialgia”.

Tra i miorilassanti, un recente studio ha dimostrato l’efficacia di 8 settimane di trattamento con basse dosi (1-4 mg) di ciclobenzaprina sul dolore, depressione, sonno e qualità della vita. Due trial clinici in corso, uno di Fase II e uno di Fase III stanno, invece, studiando la sicurezza e l’efficacia di una nuova formulazione sublinguale di basse dosi di ciclobenzaprina.

Tra i farmaci sperimentali, l’IMC1, una combinazione di un nucleoside anti-herpes virus e il celecoxib è risultato efficace nel ridurre il dolore e l’astenia in un trial clinico randomizzato, condotto su 143 pazienti affetti da fibromialgia. Infine, è in corso un trial clinico di Fase II per testare la sicurezza e l’efficacia della neurotropina, un estratto non-proteico isolato dalla cute infiammata di topi inoculati con il virus del vaccino.

“Numerose ricerche, inoltre, sono in corso per cercare di identificare anche nuove strategie terapeutiche non-farmacologiche efficaci nel controllo dei disturbi della fibromialgia – continua Sarzi Puttini – Un recente studio ha dimostrato che la camera iperbarica può migliorare i sintomi e la qualità della vita dei pazienti, dimostrando che tale strumento può indurre una neuroplasticità e correggere in maniera significativa l’attività cerebrale anormale nelle aree del dolore dei pazienti.”

“Alcuni filoni di ricerca – conclude Sarzi Puttini – si indirizzano verso approcci di tipo cognitivo-comportamentale, o di tipo psico-educazionale, per far comprendere al paziente l’origine del proprio dolore, arrivando a ‘gestirlo’ in autonomia, attraverso un programma educazionale.

Per questo motivo è opportuno affermare che il dolore sta diventando sempre più un problema non soltanto farmacologico, ma multidisciplinare, per il quale devono essere attivate più competenze, non soltanto del reumatologo, ma anche del medico che si occupa dell’apparato muscolo scheletrico, dell’algologo, dello psichiatra, dello psicologo, ecc.”