Chi ha paura di dr Google?

Cosa può imparare il medico dall’interazione dei pazienti sui social network?

multidimensional-networkIl medico dispone di informazioni e know-how non disponibili al paziente. Si chiama “asimmetria informativa” e non è una peculiarità dei professionisti della sanità ma una fisiologica caratteristica delle professioni ad alto valore aggiunto, come l’avvocato, l’ingegnere o il consulente finanziario.

Anche il paziente, tuttavia, dispone – in maniera peculiare ed esclusiva – di informazioni e know-how che, se condivisi col medico, possono diventare cruciali al successo della terapia. Il paziente al centro non è solo un slogan.

Che uso fa il medico, di queste informazioni?

Sempre più spesso si sente la classe medica lamentare l’invasione di campo di dr Google.  Messa così, sembra che Google sia diventato un competitor del professionista della salute. In realtà, la ricerca di informazioni sanitarie, sia in modalità consultazione sia in modalità interazione con altri utenti, favorisce – non inibisce – un rapporto dialogico medico-paziente fondato sulla mutua consapevolezza. Quando si va dal medico, si vorrebbe poter condividere il proprio know-how ed essere trattati come partner del processo diagnostico-terapeutico. Analogamente, il medico può trovare nel paziente una fonte esclusiva di informazioni. Uno scambio win-win, dunque.

I social network, inoltre, permettono al medico di seguire il paziente nel suo “ambiente naturale” – ovvero la sua dimensione social – dunque ricavare informazioni preziose sull’efficacia dei percorsi di cura proposti.

Il web e i social network aumentano la conoscenza potenziale, dunque la consapevolezza da parte del paziente rispetto alle scelte sulla propria salute. Non sono da contrastare, né tanto meno demonizzare, ma semmai da assumere come un’opportunità per la medicina di fare del paziente non un target ma un asset.

@ValueRelations