EMA

EMA, a che punto siamo?

La decisione sulla prossima ubicazione della sede dell’EMA è entrata nella sua fase decisiva. Ecco a che punto siamo.

La sfida sulla prossima ubicazione dell’EMA (European Medicines Agency) sta per entrare nel suo mese più importante. I fatti sono ormai noti a tutti. Il 23 giugno dello scorso anno, i cittadini britannici decisero di votare in maggioranza Leave al Referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, sancendo di fatto la Brexit, che venne indetta ufficialmente solo qualche mese più tardi, nel marzo 2017. Tra i tanti problemi che emersero fin da subito, quello dello spostamento della sede delle due Agenzie Europee, bancaria (EBA) e del farmaco (EMA), attualmente stanziate a Londra, ebbe fin da subito un notevole impatto.

In sede comunitaria si decise, quindi, di indire una gara, dove a partecipare sarebbero stati i Paesi Membri, ognuno con la possibilità di candidare una propria singola città. Ovviamente, la scelta italiana non poteva che ricadere su Milano, che ospita la sede di numerosissime aziende farmaceutiche, nazionali e non. E, soprattutto, viene oggi vista, non a torto, come una delle poche città con un respiro realmente internazionale. Per capire questo fenomeno basta elencare qualche dato. Milano registra un tasso di crescita dell’export del 3,9% (38,5 miliardi di euro) rispetto ad un 1,2% nazionale. Nel suo hinterland hanno sede quasi 5 mila imprese impiegate in commercio estero, con circa 60 miliardi di fatturato. La decisione di candidare Milano è stata accettata in modo, per una volta, bipartisan. Governo, Regione Lombardia, Comune di Milano sono riusciti a unirsi sullo stesso obiettivo. Non solo, buona parte dell’associazionismo italiano, da Confindustria ad Assolombarda, passando per Farmindustria, hanno espresso un parere molto favorevole.

Le ragioni di questo impegno sono chiare, secondo stime della Camera di Commercio di Milano, espresse dalle parole del Presidente Carlo Sangalli: l’EMA potrebbe portare in città 900 collaboratori, 56000 presenze e circa 60000 voli all’anno. Un impatto notevole. L’intensa azione di lobbying in questi ultimi mesi si è basata soprattutto nel descrivere in diverse sedi la grande solidità della città, non tralasciando le potenzialità future. Tra le diciannove città che hanno presentato la candidatura, le competitor più accreditate sono Amsterdam, Copenaghen e Vienna. Molto citata è anche Bratislava, l’outsider del così detto Gruppo di Visegrad (l’alleanza dei Paesi dell’est: Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria). La stessa Commissione ha rilasciato l’1 Ottobre un’analisi fattuale delle varie città, che indica come miglior candidate proprio Copenhagen, Vienna, Amsterdam, Milano e Barcellona. Ciò che è emerso negli ultimi mesi è sicuramente una divisione dell’Unione Europea tra i Paesi del Nord, quelli del Sud e quelli dell’Est. Attualmente non ci sono alleanze già concretamente ufficializzate, anche se la Grecia, tramite il proprio Ministro degli Esteri, ha recentemente dichiarato che sosterrà Milano come seconda scelta dopo Atene.

Novembre sarà il mese decisivo. La votazione finale è fissata per il 20. La Commissione ha creato una procedura che, per una volta, non necessita il raggiungimento dell’unanimità. Il vincitore sarà decretato tramite votazione segreta in due tornate, nelle quali ogni Stato avrà a disposizione sei voti. Nella prima votazione, un Governo potrà esprimere tre voti alla prima scelta, due alla seconda e uno alla terza. Qualora, già in questa fase, una città riuscirà a raccogliere almeno tre voti da 14 paesi, la sede dell’EMA verrà assegnata. Altrimenti, le tre città con più voti accederanno al secondo turno, dove i Governi avranno a disposizione un solo voto. Anche in questo caso a vincere sarà la città che otterrà 14 voti sui 27 disponibili. 

Mappa UE candidatura EMA

Analizzando la procedura, appare chiaro come le alleanze tra Paesi Membri risulteranno fin da subito decisive, soprattutto dando per scontata la preferenza per se stessi con il primo voto. Come riportato nell’articolo “Ema, diplomazia per Milano” (Il Sole 24 Ore, 20 Ottobre 2017), lo scenario attuale può garantire all’Italia buone possibilità almeno di approdare al secondo turno, auspicando chiaramente una vittoria finale.